martedì 4 maggio 2021

Cosa vuol dire essere brat nel BDSM?


Cosa vuol dire essere brat nel BDSM?

Apparentemente le brat sono delle cattive sottomesse, ma c'è molto di più da sapere su queste simpatiche canaglie...


By Stefano Laforgia -02/04/2021

Chi sono le brat

Il termine brat è diventato di uso comune anche in Italia all’interno della comunità BDSM. Ci sono voluti diversi anni perchè questa parola fosse compresa e andasse ad indicare una specifica tipologia di sottomesse e sottomessi. La difficoltà maggiore è che ancora oggi molti pensano che brat sia una sorta di dispregiativo di sub. Secondo loro, una brat è una persona che non si sa comportare, che non tollera la disciplina e che è sempre disobbediente. E’ davvero così?

Chi sono le brat?

La cosa che molti non capiscono, è che i/le brat (perchè ce ne sono di ogni genere) si comportano come fanno di solito, ma non hanno intenzione di essere irrispettose nei confronti dei/le loro Dominanti. Infatti sanno bene dove sia il confine del lecito e si rendono conto di stare superando quel limite. La prima, fondamentale differenza tra brat e sub indisciplinati è che le brat non si comportano così con chiunque, ma solo con persone di cui si fidano che capiranno il loro modo di comportarsi. Infatti essere “monelli” con chiunque in modo indifferenziato, rischia di offendere l’altra persona. E sono proprio queste persone quelle che danno ai e alle brat la loro cattiva reputazione. I/le brat sono sub che comprendono perfettamente dove siano i limiti e quali siano le regole. Scelgono deliberatamente di metterli alla prova, ma quando li superano accidentalmente, sono profondamente dispiaciuti. Un sub che si comporta male costantemente manca del senso di saper agire con rispetto e rischia di mettere in profondo imbarazzo il suo Dominante. Una brat sceglie con attenzione il luogo e il contesto in cui mettere in atto le sue azioni, perchè vogliono “ingaggiare” una lotta di volontà con il loro Dom, pur desiderando comunque di perderla, alla fine. Così la sfida viene messa in piedi se e quando c’è modo di portarla avanti il tempo necessario a creare in lei l’anticipazione della punizione che sta per arrivare. E’ un’antagonista del Dominante, più che un’avversaria. Sa di aver bisogno che la figura Dominante giochi con lei a quel gioco, perchè altrimenti non ci sarà gusto.

Chi sono i brat-tamer?

Come è facilmente immaginabile, ogni ruolo BDSM ha un suo alterego. Il brat-tamer è quella figura Dominante che ama la sfida che una brat gli pone davanti. Il verbo “to tame” in inglese significa proprio “addomesticare”, il che rende bene il senso del difficile compito che attende queste figure. Il brat-tamer quindi deve essere dotato di grande pazienza e di capacità di auto-controllo. Indubbiamente è necessaria una propensione al gioco, allo scherzo, più che alla rigidità dei protocolli BDSM. Ma si tratta anche di Dominanti di polso, che devono non solo tenere testa, ma riuscire a rimettere in riga questo tipo di sottomesse. Un Dominante poco energico non riuscirà a creare la dinamica giusta e il tutto si sgonfierà velocemente senza che nessuno dei due ne tragga soddisfazione.

Cosa succede in una relazione di questo tipo?

Inevitabilmente arriva il momento in cui una brat deciderà di comportarsi male di proposito e sfidare quindi il proprio Dominante. Ed arriva anche il momento in cui il Dominante non ne può più delle punzecchiature: è qui che le cose si fanno interessanti e divertenti. Il Dom cercherà di ottenere le scuse da parte della brat che probabilmente rincarerà la dose con frasi “Tanto non riesci a farmelo fare”. Ed il punto è proprio questo: la brat sa benissimo che alla fine chiederà scusa, ma usa la sua ribellione per avere in qualche modo anche lei una mano sul volante e decidere quanto dovrà essere punita. Una delle cose che spesso divertono più le brat è vedere come verranno “battute” al loro stesso gioco. Ci possono essere reazioni immediate, del tipo che ad una sub che continua ad alzare gli occhi al cielo la si benda. Ma ci sono anche reazioni più a lungo termine che servono a far capire chi è che comanda. Avete una brat che ama le scarpe e le tiene tutte belle ordinate? Scompigliategliele. E’ fissata con il make-up? Cambiatele i cappucci dei rossetti. E così via.

La cosa importante è che il tutto non finisce con una punizione, non termina con due persone arrabbiate o ferite. Alla fine di tutto, ci sono due persone che si sono comunque divertite a stuzzicarsi e punzecchiarsi, per rientrare poi nell’alveo della normalità della loro relazione. Non è insolito vedere delle brat che alla fine di una sessione si comportano in modo molto sottomesso e molto devoto. E’ il loro modo di ringraziare e di dimostrare con i fatti che quello che si, sono ben contente di essere delle sottomesse.

Se credo di essere brat, come posso coinvolgere il/la mia partner in questa dinamica?

La risposta più immediata è: comunicando. Tutto quello che riguarda il BDSM deve essere fatto consensualmente, tra partner che sono sulla stessa lunghezza d’onda. Quindi, se il partner non è ancora a conoscenza della vostra passione per il BDSM direi di partire da lì. Il passo successivo (o il primo se siete già entrambi avvezzi al BDSM) è parlare delle dinamiche tipiche dei brat e di dare loro il tempo di adattarsi a qualcosa di così nuovo. Anche chi fa BDSM da tempo potrebbe infatti trovarsi a disagio nell’avere un sub che apparentemente sfida la sua autorità così apertamente.

Si può essere sottomessi senza essere brat?

Assolutamente si! Ci sono tanti modi di vivere una dinamica di Dominazione/sottomissione all’interno di una relazione BDSM. Quindi se non vi piace l’idea di rispondere male o sfidare il vostro Dominante, potete sicuramente scegliere da una delle tante tipologie di sub. Parlate e sperimentate insieme al vostro partner e scoprite insieme qual è il ruolo che vi si addice di più.


Meraviglioso articolo tratto da qui

https://www.bdsmitalia.org/cosa-vuol-dire-essere-brat-nel-bdsm/

Cos'è una Slave?

Ringrazio Dave Falkor (profilo Facebook) per questa sua, a mio parere, PERFETTA visione di cosa significa essere Slave... Buona lettura.

La parola slave significa “schiavo”, ed è fra le più utilizzate nel BDSM, la si usa per identificare le persone che sono in condizione di “sottomissione”. In Italia molto spesso si fa uso improprio del termine slave attribuendolo a chiunque sia sottomesso, ignorando altri termini intermedi ad esempio come, “sub e bottom”. Volendo precisare con fedeltà il termine, essere slave corrisponde alla forma estrema di sottomissione e consiste nel donare totalmente se stessi al soggetto Dominante, rinunciando a qualunque forma di parità, in particolare fa parte di un rapporto di sottomissione continuo, spesso (24/7) o comunque prolungato nel tempo e finalizzato allo studio e alla comprensione di molti aspetti. Il soggetto sottomesso è consapevole di appartenere al Dom, a condizione che il tutto avvenga sempre nell'ambito di rapporti impostati su SSC o RACK e che tale "appartenenza", anche alla presenza di un contratto BDSM stipulato tra le parti, non ha nessun valore legale. Nel rapporto continuo, il Padrone/a svolge un vero e proprio percorso di addestramento nei confronti dei propri sottomessi, che devono imparare e comprendere le nozioni imposte, per poi soddisfare al meglio la volontà e le esigenze del Dom. L'addestramento impartito varia di caso in caso, a volte questo può comportare modifiche all'aspetto fisico ed estetico, delle posture, dell'alimentazione o l'abbigliamento, il Dom al bisogno impartirà le punizioni necessarie al fine di raggiungere lo scopo preposto. Ma che cos’è una schiava esattamente? Solo un’etichetta che può essere assegnata a chiunque si proclami tale? O deve essere utilizzata solo ed unicamente quando si verificano dei requisiti ben specifici? A mio parere la / il Sub diventa slave nel momento in cui realizza che desidera donarsi totalmente e incondizionatamente ad un dominante in cui ha riconosciuto una guida, una persona con cui intraprendere un percorso di crescita. Proviamo a fare altre considerazioni: Non si può scegliere di diventare schiava perché è una cosa che nasce da dentro, che si trova nella piega più nascosta dell’anima. Essere schiava non è la scelta di un ruolo, ma è il bisogno di appartenere… appartenere non a una persona qualsiasi ma a una Guida sicura, costante, ad un uomo da chiamare Padrone, del quale fidarsi totalmente, incondizionatamente, ciecamente… la persona alla quale spontaneamente si sceglie di donare anima e corpo nel senso più pieno del termine. una Guida costante, di qualcuno che in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione riesce a fare in modo di infondere la sicurezza di poter superare ogni cosa, fino ad avvertire una forza interiore che non solo fa superare un limite, ma permette di andare ancora oltre….

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