sabato 20 maggio 2023

“Il rischio va sempre messo in conto, se lo ignorassimo saremmo degli incoscienti”



Spesso si prende la sicurezza sottogamba, si tendono a minimizzare i rischi credendo di essere abbastanza capaci di valutare la pericolosità di una pratica senza essersi effettivamente mai informati, senza mai aver letto nulla e affidandosi sempre alla fatidica frase “tanto cosa vuoi che succeda?”. Beh, ogni pratica, anche la più semplice, porta dietro una serie di pericoli e rischi basilari che spesso vengono sottovalutati e finiscono poi per concretizzarsi per la troppa sicurezza o la poca umiltà nell’ammettere che non si può sapere tutto.
Partendo dal presupposto che la base di ogni pratica è il dialogo e la salute della parte che andrà a subirla è il principio cardine, è bene parlare per capire se ci sono delle problematiche fisiche, anche momentanee come uno strappo muscolare fino a malattie croniche, che potrebbero interferire con la pratica e peggiorare in seguito ad essa.
Espiata questa fase, che troppi vedono come una formalità, ma che dovrebbe essere sottintesa e sempre presente, è bene valutare anche i rischi “universali” che accompagnano le pratiche, come il sapere dove poter colpire per non rischiare danni momentanei o permanenti.
Come possiamo vedere da quest’immagine molto esplicativa (tratta dal sito segnalato in calce) ci sono delle zone del corpo da evitare, altre da trattare con cautela in base allo strumento e alla tecnica che si vuole utilizzare e altre semplicemente sensibili. 
Vanno suddivisi però i rischi oggettivi che riguardano tendini, ossa e danni neurologici, da quelli dovuti alla sensibilità della parte che viene interessata, che diventano rischi soggettivi perché la percezione del dolore e la reazione ad esso varia in base alla tipologia di persona.
Questo vale per le pratiche più diffuse e nel caso in cui le si tratti in maniera basilare, come spanking, bondage, cera, whipping, ovviamente differenziando i rischi in base alla situazione.
Ecco che ci renderemmo conto che una semplice legatura al polso potrebbe portare lesioni al radiale se viene fatta in maniera superficiale senza nemmeno aver visto un video che spiega la tecnica e a cosa prestare attenzione, che si esca da una sessione di wax play con un ustione perché è stata colata la cera in maniera errata o poggiata una candela in una zona troppo sensibile o che venga preso un occhio con la frusta per aver semplicemente mirato troppo in alto o la parte sottomessa aver messo male la testa senza averla protetta durante una sessione di whipping.
Discorso diverso è da fare per le pratiche inerenti al clinical dove il rischio di infezioni non si limita alla veicolazione del sangue che esce da eventuali ferite, ma anche dal modo in cui si pratica, dalla sterilizzazione degli oggetti che si utilizzano e dall’ambiente in cui si compie, perché quando si parla di attrezzi (aghi, perette, speculum e sonde varie) che entrano all’interno del corpo e che, senza la dovuta attenzione, potrebbero lacerare la pelle e delle volte la carne, il rischio di infezioni aumenta in maniera esponenziale se non vengono effettuati nella maniera corretta, competente e responsabile.
Altre pratiche rischiose sono quelle che includono l’utilizzo di rifiuti che il corpo espelle, come l’urina e le feci, che sono le componenti principali dello “scat” e del “pissing”. L’utilizzo sul corpo può essere rischioso se entrano in contatto con ferite aperte, ma l’ingerire questi rifiuti corporei può portare a grossi rischi per la salute, potenzialmente anche mortali nel momento in cui il soggetto “donante” possa essere malato o non in perfetta salute. Entrambe queste pratiche non possono essere improvvisate, ma devono essere innanzitutto effettuate con persone che si conoscono e che godono della nostra completa fiducia, che sono periodicamente controllate con esami del sangue, delle urine e delle feci, e che effettuano una specifica preparazione nei giorni e nelle ore precedenti all’esecuzione con diete apposite.
Le pratiche di cui bisognerebbe parlare sono tantissime, ho cercato di riassumere qui le più conosciute premettendo che chiunque, dalle persone inesperte ai più navigati devono aver consapevolezza delle proprie competenze e ammetterle senza vergognarsi di non sapere, e aver ben chiari i rischi che si corrono, per poterli prevenire e evitare più possibile, senza però minimizzare ciò che può succedere con la parte che subisce perché la conoscenza dei rischi che si stanno correndo è la base per la consensualità informata.

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