sabato 20 maggio 2023

STATO MENTALE E DOLORE: COME SI INFLUENZANO TRA LORO?


STATO MENTALE E DOLORE: COME SI INFLUENZANO TRA LORO?



Quando si parla di BDSM la prima sigla a cui si pensa da profani è l’ultima in ordine di apparizione, l’ “SM” che fa riferimento al Sado-Masochismo, ovvero al piacere di infliggere o ricevere il dolore fisico e mentale.

Se dovessimo attenerci alle definizioni da dizionario per quanto riguarda questi termini, tratteremmo il SADISMO come un “disturbo della personalità caratterizzato da una modalità pervasiva di comportamento crudele, umiliante e aggressivo diretto verso gli altri. Nell'ambito dei disturbi sessuali, il sadismo si manifesta con ricorrenti e intensi impulsi e fantasie sessuali che implicano atti reali, non simulati, in cui è la sofferenza psicologica o fisica (oppure l'umiliazione della vittima) a essere sessualmente eccitante” , mentre il MASOCHISMO come “un’anomalia psichica che riguarda prevalentemente la sfera della sessualità e che si manifesta con il bisogno di associare gli stati di piacere e di soddisfazione con condizioni di sofferenza fisica, di mortificazione o di umiliazione” (fonte ufficiale dizionario Treccani www.treccani.it/vocabolario/), ma come si accosta effettivamente il dolore al gioco e al piacere? Come il dolore può non essere standard ma condizionato dallo stato mentale di tutti i componenti della relazione che in quel momento si è formata, sia occasionale che fissa?

Innanzitutto, bisogna partire dal fatto che una relazione SM non è di una sola tipologia, ma può essere formata da diversi livelli di rapporto, sia esso formato per una sessione di gioco fine a sé stesso o come la componente di un rapporto più complesso e articolato, fatto di quotidianità, regole e gerarchia costante, passando attraverso un’infinità di legami composti da persone sempre e comunque consenzienti e consce del ruolo che sentono loro e che hanno scelto di interpretare in quel momento.

La domanda che molti si pongono è come possa essere possibile trarre piacere dal dolore?

Io posso parlare dal punto di vista della parte MASOCHISTA, ovvero di col¬ei che subisce PER SCELTA il dolore, che ne trae piacere, anche se non sempre è così, poiché, in una tipologia di rapporto complesso come è quello che sto vivendo adesso, il dolore può essere vissuto come piacere o come punizione, ma andiamo con ordine partendo dalle basi: un rapporto SM può non avere componente sentimentale, l’unica e fondamentale cosa che non può mancare è la fiducia nei confronti di chi ci accompagna in questa avventura, che abbia la durata di qualche frustata o di qualche decennio, non ci si deve mai mettere nelle mani di chiunque perché “tanto un colpo che vuoi che faccia”, perché i danni possono essere provocati anche da una singola sferzata.

Dopo regola di base, forse l’unica che deve essere universale per qualsiasi rapporto sano, passiamo al lato pratico basato sulla mia esperienza, che non vuole essere pura e assoluta regola per nessuno, ma il punto di vista di una persona diversa da quella che sta leggendo questo articolo.

Personalmente ho provato diversi tipi di esperienza SM, da quello di una sera con un’amica incontrata ad un play, a quello di una novizia alla prima esperienza BDSM con il suo primo Padrone con cui sta esplorando e conoscendo sé stessa, a quello con persone con cui si sta instaurando una conoscenza che potrebbe portare ad un rapporto più impegnativo, fino al riprendere il rapporto interrotto con il primo Padrone, che in teoria sarebbe dovuto ripartire da dove si era interrotto, con le stesse sensazioni poiché si parlava di una persona che conoscevo bene e con cui la sintonia era perfetta, ma per mia sorpresa non è stato così.

Per ogni una di queste esperienze ho potuto sperimentare livelli di sopportazione al dolore molto diversi tra loro, e questo non dipendeva né dallo strumento né dalla forza con cui venivo fustigata ma dallo stato d’animo che accompagnava queste esperienze, sia con persone diverse, ma anche in base a diversi momenti all’interno dello stesso rapporto.

La componente psicologica sia della parte sadica che della parte masochista, quindi, è fondamentale per poter dare un’inclinazione precisa alla pratica stessa, poiché è un continuo trasmettersi emozioni attraverso il colpo, se si tratta di spanking o whipping, o attraverso l’oggetto che si utilizza, che possano essere anche aghi o strumenti di costrizione, quindi ecco che venire colpita con un flogger dal Padrone per essere punita, ed essere colpita dallo stesso strumento e dalla stessa persona all’interno di una dinamica di gioco, assume connotazioni molto diverse e suscita sensazioni e sentimenti opposti, semplicemente perché i colpi sono accompagnati da significati diversi, delusione e punizione provocano dolore fine a se stesso, mentre complicità e sintonia portano piacere.

Sono stata ben attenta ad utilizzare i termini riferiti alle emozioni perché anche questa è una questione molto importante perché troppo spesso si affianca la rabbia e la frustrazione alle motivazioni che spingono ad una punizione e che, invece MAI dovrebbero accompagnare questo tipo di rapporto, ma è una questione che mi piacerebbe affrontare un’altra volta, magari parlando di cosa differenzia il BDSM dalla pura e semplice VIOLENZA.

Tornando alla questione di base, ecco che una piccola sessione SadoMaso affrontata assieme ad un’amica ad un playparty mi ha portato felicità, mi ha scaricato dallo stress di una giornata pesante grazie alle endorfine che si sono sprigionate, e mi ha fatto staccare dalla croce dopo mezz’ora di mazzate con ogni attrezzo minimo ed immaginabile, con il sorriso, in uno stato di pace interiore mai provato, un’altra sessione affrontata con una persona con cui poteva svilupparsi un rapporto più complesso, mi ha fatto capire che non era la persona che mi avrebbe potuto accompagnare per un periodo più lungo perché non eravamo in sintonia e non riuscivo a trarre piacere dal suo sadismo, ma l’esempio più lampante sono le fasi che si sono susseguite nel rapporto con il Padrone, con cui ho iniziato a esplorare il mio lato masochista un po’ alla volta, sperimentando e scoprendo passo passo ciò che poi ho fatto mio. Con lui ho provato il dolore della punizione, che non da piacere per il semplice fatto che a lui non lo provoca infliggere, ho provato il subspace con la semplice sculacciata OTK (over the knee, ovvero sulle ginocchia) a mani nude, ho provato l’orgasmo con un flogger, ho toccato vette sempre più alte di sopportazione al dolore sfiorando i miei limiti volendo continuamente e volontariamente alzare l’asticella, fino a che il nostro rapporto non si è interrotto improvvisamente per cause esterne ed ho iniziato ad interfacciarmi con le altre persone di cui ho parlato in precedenza e con cui ho scoperto le varie sfaccettature del dolore finché  dopo mesi, il rapporto con il Padrone è ripreso ma il mio llato Maso fatica ad ingranare, probabilmente perché si tratta di un rapporto da ricostruire, perché io sono diversa ed ho provato esperienze diverse, eppure le sue mani sono sempre quelle che mi hanno portato in subspace mesi prima, quelle che mi hanno aiutato a spostare sempre più in alto l’asticella, quindi cos’è cambiato? Semplicemente io, e non perché adesso sono più allenata ed ho la soglia del dolore molto più alta, anche se sotto un certo punto di vista è vero con chiunque si tratti di semplice gioco, ma con lui che subentra una parte psicologica diversa, le cose cambiano ed ecco che la soglia di sopportazione si abbassa a causa della mia componente emotiva in quel caso molto particolare e ancora fragile per ciò che ha condizionato il nostro rapporto e che non mi permette ancora di lasciarmi andare in tranquillità nonostante lui abbia la mia piena fiducia per quanto riguarda la mia sicurezza. 

E qui mi collego anche all’importanza della fiducia quando si parla di rapporto BDSM a qualsiasi livello, perché, anche semplicemente per gioco, si affida la nostra sicurezza e incolumità nelle mani di qualcuno, e non può, e non deve essere fatto alla leggera, perché si possono far danni sia alla parte fisica che alla componente psicologica; quindi, ponderate sempre bene le persone con cui rapportarvi e il contesto in cui siete.

Credo di aver detto tutto, di aver potuto fornire un punto di vista diverso o complementare al vostro, che vi abbia magari aiutato a riflettere su qualcosa su cui non vi eravate mai soffermati, ma che non vuole essere una verità assoluta perché, come chiunque legga questo articolo, sono semplicemente una persona come tante che porta la propria esperienza. 


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